Dobbiamo ascoltarli tutti i giorni?

Gli immunologi e virologi intervistati ogni giorno ormai sono diventati delle caricature di sè stessi.

Alcuni ideologi, altri profeti, alcuni “materni” e altri iperpresenzialisti…in questo video Aldo Grasso fa una bella disamina e invita questi esperti a non parlare per un bel po’.

Per il loro bene soprattutto. E anche un po’ per il nostro.

Ma il punto è un altro e credo sfugga ad Aldo Grasso e ad altri osservatori.

Questi esperti non scelgono autonomamente di andare in tv: vengono chiamati e intervistati. Da chi?

Dai media. Che da un anno a questa parte ( tutti, dalla carta stampata alla tv, alle radio) continuano a intervistare queste immunoStar e ViroStar, come le chiamo io, tutti i giorni, sulle stesse cose. E intervistano sempre gli stessi, come se non esistessero altri esperti da sentire in tutta la penisola.

Perché? Perché questi soggetti sono diventati catalizzatori di consensi o rifiuti, perché alcuni sono ottimisti e acchiappano l’italiano che non ne può più, perché altri vedono un orizzonte solo nero e abbracciano l’italiano che ha paura. Sono divisivi, in un senso e nell’altro.

Come i politici. E come questi ultimi, fanno audience.

Quindi, Aldo Grasso, io sottoscrivo il tuo appello e ne farei però anche un altro ai nostri colleghi: smettetela di intervistarli.

Anche perché non è che ogni giorno siamo invasi da nuove notizie sul virus.

Quello continua a fare i suoi casini, noi continuiamo a corrergli dietro e ogni tanto escono studi interessanti che può avere senso commentare.

Ma le interviste assidue e compulsive stile “maratone Mentana” sul coronavirus ce le potremmo evitare. Le maratone vanno bene per le elezioni (a chi piacciono, io non le sopporto) ma non hanno senso per commentare una pandemia. Che c’è da commentare se non ci sono evidenze su cui commentare? Se è ancora tutto avvolto dalla nebbia, le certezze sono poche e solo il tempo, le sperimentazioni e gli studi (quelli pubblicati su autorevoli riviste scientifiche) ci potranno dire come stanno le cose? Ma uno studio non si fa in un giorno, e le sperimentazioni possono andare avanti mesi o anni.

Diamo tempo al tempo. Aspettiamo di avere evidenze robuste o perlomeno interessanti da poter commentare. E quando parlo di evidenze non dico di pescare a piene mani nei preprint di MedRxiv, che i preprint servono ai ricercatori per avere feedback interessanti da altri ricercatori prima di sottoporre l’articolo a peer review, non sono articoli da sottoporre al pubblico. Ed è ovvio che se chiedi a un medico cosa ne pensa, questo ti risponderà.

Intervistare Galli e company ogni giorno aggiunge qualcosa di nuovo alle nostre conoscenze su questo virus? No.

Intervistare gli immunologi sull’opportunità di aprire le scuole e contrapponendo le loro opinioni a quelle di politici o giornalisti che magari la pensano diversamente, ha senso? No.

Perché i medici hanno il compito di trasferire le loro conoscenze ai politici, che sulla base di queste prendono decisioni. Ognuno ha un compito ben preciso in questa emergenza sanitaria e confondere i suoli significa confondere le persone.

Intervistare un medico su una decisione politica ha lo stesso senso di intervistare un politico su una questione clinica: significa, in parole povere, buttare tutti nell’arena e dargli una spada in mano, per vedere chi finisce massacrato prima. Come è successo nel programma Carta Bianca di Bianca Berlinguer qualche giorno fa, con uno spettacolo che nessuno avrebbe voluto vedere tra Massimo Galli e Stefano Bonaccini e come succede ormai ciclicamente in diverse trasmissioni.

O sui giornali: non saranno sfuggite le frecciate che si sono tirati Galli e Bassetti sul Corriere in questi giorni, in cui il primo si dice stufo delle polemiche e parla di colleghi che si contraddicono e il secondo che dice basta ai catastrofisti e vorrebbe querelare il primo.

Capisco che un immunologo abbia una sua opinione in merito a una decisione politica e la voglia esprimere. Così come capisco un politico o un giornalista che vuole esprimere un’opinione su quanto dice un immunologo. Ma il tempo del “Vediamo cosa ne pensa” credo sia finito, almeno per il momento: intervistiamo le persone in quello in cui sono competenti. Per le opinioni da bar (sono opinioni da bar se non siamo competenti) ci sarà tempo.

Se Galli e company vogliono davvero farsi sentire dai politici che chiedano di essere ammessi al CTS o chiedano una riunione dedicata. Allora così ha senso: si scambiano le opinioni fra di loro e, al massimo, alla stampa si da un sunto della riunione. Ma andare a chiedere ogni santo giorno a politici e medici opinioni su temi in cui non sono competenti, ma sono argomenti vitali per la gestione della pandemia e, aggiungo, per l’equilibrio psichico della popolazione che non ce la fa più, è inutile, dannoso. Anti etico.

Non abbiamo bisogno di questo. I cittadini non hanno bisogno di questo, ma di un’informazione seria e puntuale, che arriva quando ce n’è bisogno, che è utile, che evita ripetizioni, ridondanze, frastuoni. Perché il problema di oggi non è l’accesso all’informazione, ma la selezione dell’informazione. E noi giornalisti per primi dovremmo imparare a selezionare, a capire quando è il momento di intervistare e quando invece occorre lasciar stare e riprovare più avanti.

Mossi dall’idea dell’informazione come bene pubblico e non come merce da trasformare, imbellettare e addobbare per intercettare più acquirenti possibile.

L’informazione è un servizio pubblico.

Foto by Gianluca Costantini, pubblicata su “Domani”.

1 pensiero su “Dobbiamo ascoltarli tutti i giorni?”

  1. Ciao! Da un anno ad oggi gli immunologi sono fin troppo presenti, sono i nuovi influencer. Tutti i programmi televisivi a tutte le ore da 14 mesi parlano solo di Covid e l’impressione che ormai sentire il bollettino quotidiano delle persone che non ce l’hanno fatta ci sembra “normale”.

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