Quanto leggono gli italiani?

Vi siete mai chiesti quanto leggono i nostri concittadini e quale sia il loro livello di alfabetizzazione?

Sono domande che un giornalista, e chiunque faccia attività di comunicazione per il pubblico, deve porsi prima di iniziare a scrivere.

Secondo il rapporto OECD-PIACC sulle competenze degli adulti, in Italia il 28% circa delle persone tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale, che significa che non è in grado di comprendere un testo complesso. 

Ecco perché,  oggi più che mai,  occorre scrivere pensando anche a questo 28%, a chi non riesce a comprendere un testo complesso e preferisce limitarsi al titolo o, in certi casi, alla fotografia. L’analfabetismo funzionale è stato anche esacerbato dall’avvento dei social network, dove le persone entrano in una sorta di bolla epistemica (epistemic bubble in inglese) o camera dell’eco (echo chamber): nel primo caso leggono o ascoltano solo notizie in linea con le loro convinzioni, nel secondo caso le persone si chiudono nelle loro convinzioni e non accettano ( e se possono osteggiano) chi ha idee diverse.

Detto questo, occorre anche fare i conti con un’altra brutta notizia: gli italiani leggono poco.

Secondo l’Annuario Statistico Italiano 2019 dell’Istat, meno della metà della popolazione legge quotidiani abitualmente. La lettura dei giornali è prerogativa degli adulti: solo il 13,1% dei ragazzi dagli 11 ai 14 anni ne legge almeno uno in una settimana, si sale al 28,1% tra i 20-24enni, i lettori di quotidiani diventano poco meno del 40% tra i 35-44enni, mentre raggiungono la quota più alta tra gli ultra 65enni.

I giornali continuano ad esser letti più nelle regioni del Nord (il 41,8% del Nord-ovest e il 47,9 % del Nord-est contro il 37,3% del Centro, il 29,2 del Sud e il 31,4 % delle Isole) con eccezione della Sardegna, dove il 48,4% consulta quotidiani.

Sul fronte della lettura dei libri non siamo messi meglio: tra i cinque principali mercati editoriali europei, l’Italia è il Paese dove si legge di meno. Secondo la Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) gli italiani che non leggono mai testi, o li leggono molto raramente, rappresentano il 49% della popolazione. Solo il 14% legge almeno una volta al mese.  

Se guardiamo gli altri Paesi c’è da impallidire: in Francia legge almeno un libro all’anno l’88% delle persone tra i 15 e i 65 anni di età, in Norvegia 9 persone su 10, nel Regno Unito l’86% delle persone mentre negli Stati Uniti questa percentuale si attesa al 72%.

Rispetto a qualche anno fa oggi c’è meno voglia di approfondire, ci si limita a restare in superficie, pensando che basti leggere il titolo per conoscere i contenuti di un articolo e che i feed dei social siano la lista di notizie più neutrale e completa che ci sia.

Non è così,  e il compito dei giornalisti di oggi è di risvegliare questa curiosità, quella voglia di approfondire, di porsi dei dubbi, di non accettare la prima fake news che arriva solo perché in linea con le proprie convinzioni.

Il nostro compito è anche scrivere pensando a chi sta leggendo: il lettore comprenderà il titolo nel modo corretto? Il testo spiega in modo chiaro e semplice i concetti? Sto dando per scontato alcuni aspetti?

Sui titoli poi non si scrive mai abbastanza: per molte persone rappresentano l’articolo stesso, il nocciolo della questione, la notizia essenziale. Molte persone credono di apprendere tutto fermandosi al titolo. Per questo chi si occupa di intitolare i pezzi dovrebbe farlo tenendo a mente questo aspetto, senza dare per scontato “che tanto poi nell’articolo si spiega meglio”. Meglio un titolo poco sensazionale, ma aderente alla realtà dei fatti che uno esagerato o avulso dal contesto che invece viene approfondito nella trattazione.

Io personalmente sarei per abolire ogni tanto i titoli, in modo da spingere le persone a leggere tutto il testo. Ve lo immaginate un giornale senza titoli?

Io non credo sia una brutta idea.

Fonti:

(Photo by Fox Photos/Getty Images)

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